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POETI MALEDETTI

20 gennaio 2010

Ciao amici del ROAD TOSCANA oggi vorrei fare, se ci riesco la recensione di un libro, non che ne sia in grado ma ci proverò; non vi parlerò del best della classifica, ma vorrei raccontarvi sotto forma di storia quello che per me è il best assoluto nella categoria delle poesie a me tanto care.

I FIORI DEL MALE di Charles Pierre BAUDELAIRE

Il poeta ad oggi da me celebrato era nella cerchia dei cosiddetti poeti maledetti, ovvero poeti che scrissero le loro opere più belle sotto l’effetto dell’Assenzio la sinistra bevanda che porta a stati d’allucinazione e naturalmente sotto l’effetto di oppio….  In questo libro il poeta ha espresso tutto il pensiero, tutto il cuore, tutta la religione tutto il suo odio. Nel libro il poeta ci guida in un viaggio immaginario tipico della vita di BAUDELAIRE, ci viene espresso il concetto dell’angoscia di vivere al quale viene contrapposta un’ideale divino fatto d’amore e di bellezza, dall’altra parte la morte  vista come fonte di salvezza ottenuta attraverso il peccato, l’alcool la ribellione da tutto e da tutti. I fiori del male esprimono dunque la vita secondo Baudelaire, divisa in diverse sezioni: Spleen et Idéal, Tableaux Parisiens, Le Vin, Fleurs du Mal, Révolte, La Mort. Logicamente per i tempi che correvano l’opera fu immediatamente sequestrata e l’editore processato insieme al poeta; alla morte del poeta i suoi scritti hanno continuato a inneggiare la sua memoria nel tempo, ancora oggi il mito di Baudelaire vive nell’animo di ogni poeta amante dei piaceri,delle innovazioni e dell’assenzio, incarnando lo spirito cupo della persona che rapportata ai giorni nostri sarebbe di tendenza.  Ritornando al libro, l’apertura  “Spleen et ideal” Baudelaire esprime lo stato di malessere del poeta il quale si sente uno spirito superiore agli uomini capace di percepire con la sua sensibilità le correlazioni tra  oggetti, profumi e gli elementi della natura , ma a causa di queste capacità il poeta viene maledetto dalla società , inoltre diventa oggetto di scherno. Baudelaire accosta questa condizione all’albatros il grande uccello marino, il poeta si immedesima nell’albatros che s’innalza sopra a tutti ed una volta sulla terra ferma si sente come paralizzato; inoltre l’uccello marino viene visto come  l’aspirazione dell’uomo ad un intelletto superiore. La causa della sofferenza del poeta è lo spleen (milza), un’angoscia esistenziale profonda che Baudelaire descrive in quattro splendidi componimenti tutti col titolo di “Spleen”. Nella seconda sezione “Tableaux parisiens” il poeta cerca di fuggire da uno stato angosciante, tuttavia il tentativo si rivela vano poiché nelle osservazioni compiute nelle grandi città, trova soltanto gente sofferente. Le poesie di questa sezione rappresentano l’angoscia della città moderna. Anche le sezione successive “Le vin” e “Fleurs du mal” sono tentativi di fuga dal mondo che lo circonda rifugiandosi nell’alcol e nell’alterazione delle percezioni.  I fiori del male, sono dei momenti di paradiso artificiale creati dalla mente del poeta, illusori; un percorso che nello svanire ci catapulta a “Le revolte” il rinnego di Dio.  L’ultimo appiglio per l’animo del poeta è la morte, intesa come distruzione poiché solo l’ignoto rappresenterebbe una novità.      

Cari amici, potrei azzardare un paragone con i tempi odierni, cmq ho scritto questa recensione o tale perché molte persone mi hanno domandato quale fosse il mio autore mentore e che cosa vedo nelle sue opere; logicamente non sono neanche 1/10000000 del grande Baudelaire ma amo pensare che sia stato un precursore dei tempi moderni.

4 commenti leave one →
  1. 20 gennaio 2010 22:04

    Mi sa che ho fatto un maxi articolo senza volerlo, leggetelo tutto sorry.

  2. Marzia permalink
    24 gennaio 2010 14:28

    Ciao carissimooooooo!!!
    Ho letto il “maxi articolo” [ come tu stesso lo definisci 🙂 ] e sono pronta a dirti la mia idea!!!
    Trovo che questo poeta sia estremamente geniale: nelle sue opere è stato capace di toccare argomenti che sono ancora attualissimi! Leggendo i “Fiori del Male” (purtroppo lo ammetto…tanti anni fa) ho subito intravisto come il dolore renda sensibili….”tentativi di fuga dal mondo” come scrivi tu….un po’ ciò che facciamo noi (io) quando la società non ci aggrada….certo non sono alcoolizzata come lui e quindi non affogo i dispiaceri nell’assenzio (anche perchè rimarrei stecchita al primo sorso visto che sono astemia)
    Sarà stupido, lo so, magari è un’ovvietà…Questo è un capolavoro. Leggetelo!

    • 24 gennaio 2010 14:36

      Grazie Marzia (ti farò socia onoraria del mio fans club quando ne avrò uno), hai colto in pieno le mie parole e questo mi rende allegro; però sappi che l’assenzio è veramente una bevanda maledetta…..fidati………..

  3. Marzia permalink
    30 gennaio 2010 14:02

    wow wow wow…allora voglio la tessera d’oro!!!! Come la Carta di Creditooooo 😉

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